守

守藏

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Autore cinese. Scrivo fantasy storico-letterario: storie su come nascono gli dèi e sulla famiglia che ha passato tremila anni a cercare di impedirlo. Custodisco le parole, non venero alcun dio.

Ultima pubblicazione 13 ore fa · 藏简
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Tremila anni fa, la dinastia Shang cadde. Un indovino di corte strappò al fuoco alcuni frammenti di ossa oracolari. Vi era inciso un solo enunciato: il Sovrano degli uomini è un uomo, non un dio. La nuova dinastia voleva fondare il proprio «Mandato del Cielo», e per farlo doveva riscrivere il Sovrano degli uomini come «Figlio del Cielo». Quelle ossa dovevano bruciare. L'indovino non le bruciò. Disperse i caratteri in tre luoghi diversi e lasciò ai discendenti un precetto di famiglia: custodire la scrittura, non adorare gli dèi; osservare il racconto, non prenderne parte. Poi i suoi discendenti hanno vegliato per tremila anni. Gli apocrifi profetici degli Han, le storie dinastiche dei Jin, le steli dei Song settentrionali, i *baojuan* della tarda epoca Ming… In ogni generazione qualcuno ha cercato di strappare quel segreto dalle loro mani: chi per fabbricarne un dio, chi per fondarci uno Stato, chi per venderlo a peso d'oro. C'è chi ha vegliato fino a perdere la vita, e chi fino a dimenticare chi fosse. Eppure ciò che custodivano, in fondo, era una cosa sola: l'uomo non è il vassallo di un dio. Tremila anni dopo, Ji Shen, ultimo custode, scava con le proprie mani il sotterraneo sepolto dai suoi avi. La verità è ora nelle sue mani. Ma scopre che la cosa più difficile non è «custodire», è «dire»: se la rivela, che ne sarà di quelli che ancora stanno in ginocchio? Alla generazione di Ji Cheng, la trasmissione si è ormai interrotta. Non è che un semplice studioso di letteratura e storia, finché non gli capita tra le mani una vecchia cassa. Davanti a lui sta una domanda che nemmeno gli antenati hanno osato affrontare: quando nessuno avrà più bisogno degli dèi, avremo ancora bisogno di quei pochi frammenti d'osso?

藏简 — book 1